La prescrizione sociale di arte e cultura: cosa cambia davvero?
di Sara Bosatra, Psicologa, Psicoterapeuta Espressiva
Dopo l'approvazione in Conferenza Stato-Regioni e la firma del Protocollo d'intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute del 29 aprile 2026, l'Italia sta costruendo un quadro nazionale per il rapporto tra cultura, salute e welfare.
Ma cosa significa in pratica, per le persone e per chi lavora in questo ambito?
Che cos'è la prescrizione sociale
La prescrizione sociale è un modello di intervento che permette a professionisti sanitari e sociosanitari di indirizzare una persona verso un'attività artistica o culturale nella comunità, riconoscendo cultura e arti come fattori capaci di contribuire alla qualità della vita.
Non coincide necessariamente con un trattamento psicoterapeutico: è una forma di invio verso risorse artistiche e culturali della comunità, con obiettivi prevalentemente legati a benessere, partecipazione e connessione sociale, anche per contrastare solitudine e isolamento.
La prima indagine nazionale sulla prescrizione sociale in ambito culturale, presentata a maggio 2026 dal Cultural Welfare Center con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, ha censito 918 organizzazioni attive sul territorio, di cui 617 Unità di Prescrizione Sociale (con percorsi strutturati di invio o collegamento con i servizi sociosanitari) e 301 Unità di Welfare Culturale (che offrono attività di comunità senza un percorso formale di prescrizione sociosanitaria).
Questa è una notizia importante, perchè è un tentativo di non lasciare più i progetti isolati e discontinui: istituzioni, servizi sanitari, enti culturali e Terzo settore stanno cercando di costruire collegamenti più stabili per dare maggiore struttura, continuità e valutabilità alle esperienze già attive.
E la ricerca cosa dice?
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2024 che ha incluso 25 studi sulla prescrizione artistica mostra un miglioramento statisticamente significativo del benessere soggettivo dopo la partecipazione ai percorsi (Jensen A et al. The impact of arts on prescription on individual health and wellbeing: a systematic review with meta-analysis. Frontiers in Public Health. 2024).
Sugli effetti su ansia e depressione i segnali sono promettenti ma ancora parziali: una revisione sistematica del 2026 li rileva in 1 solo studio su 8, con una riduzione significativa ma di entità clinicamente modesta (Sá EF et al. Arts on Prescription for Wellbeing in Adults: A Systematic Review. Frontiers in Public Health. 2026).
Per dare fondamento scientifico serve prudenza. Gli studi attualmente disponibili hanno spesso campioni piccoli, mancano di un gruppo di controllo, seguono le persone per periodi brevi e analizzano interventi artistici molto diversi tra loro. Le evidenze sono quindi più convincenti per il benessere soggettivo che per la riduzione dei sintomi clinici.
La varietà di esperienze e discipline considerate nei percorsi di prescrizione sociale rende necessario tracciare alcuni confini. Partecipazione culturale, prescrizione sociale, arte nei luoghi di cura, artiterapie e psicoterapia psicodinamica espressiva non sono la stessa cosa. Cambiano gli obiettivi, la formazione richiesta, il contesto, il tipo di relazione, le responsabilità professionali, le evidenze disponibili. Distinguere non significa gerarchizzare, al contrario offre chiarezza per costruire connessioni più efficaci a vantaggio di tutte le parti.
La prescrizione sociale richiama inevitabilmente l'attenzione sul tema della giustizia sociale. L'indagine nazionale mostra una distribuzione disomogenea delle organizzazioni tra Nord, Centro, Sud e Italia e isole. A questa indagine possiamo accostare uno studio dell'Università di Manchester condotto su oltre 12 milioni di pazienti inglesi, che ha mostrato che le persone residenti nelle aree più deprivate hanno meno probabilità di ricevere un'offerta di prescrizione sociale (Agboraw E et al. Inequalities in referrals to social prescribing from primary care in England: a retrospective observational study. PLOS ONE. 2026).
I dati non sono direttamente comparabili, ma pongono una domanda comune: Come rendere queste opportunità accessibili proprio alle persone e ai territori con maggiori bisogni?
Ma allora cosa cambia, per ora?
Il Protocollo è stato firmato e il Fondo istituito, ma resta da capire come queste misure si tradurranno in procedure operative, finanziamenti e servizi realmente accessibili sui territori.
Per chi lavora in questo campo, il cambiamento più concreto riguarda oggi la maggiore visibilità istituzionale, insieme alla possibilità (ancora da verificare) di accedere a finanziamenti più stabili. Cresce anche l'urgenza di distinguere ruoli, formazioni e responsabilità tra le diverse discipline e professionalità.
Per le persone, la sfida resta rendere queste opportunità accessibili in tutti i territori, non solo a chi già ne beneficia.
Riconoscere il valore sociale e sanitario delle arti non trasforma automaticamente ogni attività artistica in cura. Perché questo accada servono obiettivi chiari, competenze specifiche, responsabilità definite.
Riferimenti
Fonti istituzionali e di settore
Ministero della Salute; Ministero della Cultura. Giuli e Schillaci firmano Protocollo: rafforzato il legame fra cultura e salute. Comunicato stampa n. 17, 29 aprile 2026.
Cultural Welfare Center; Fondazione Compagnia di San Paolo. La prescrizione sociale di arte e cultura in Italia: prima indagine nazionale, 2026.
Fancourt D, Finn S. What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review. WHO Regional Office for Europe, 2019.
Studi scientifici
Jensen A et al. The impact of arts on prescription on individual health and wellbeing: a systematic review with meta-analysis. Frontiers in Public Health. 2024;12:1412306. DOI: 10.3389/fpubh.2024.1412306.
Sá EF et al. Arts on Prescription for Wellbeing in Adults: A Systematic Review. Frontiers in Public Health. 2026;14:1833798. DOI: 10.3389/fpubh.2026.1833798.
Agboraw E et al. Inequalities in referrals to social prescribing from primary care in England: a retrospective observational study. PLOS ONE. 2026. DOI: 10.1371/journal.pone.0350842.